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3 mosse per dire addio alla sindrome dell'impostore

Sindrome dell’Impostore: Addio in 3 Mosse!

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Hai mai provato quella sensazione di disagio quando devi salire su un palco per parlare di una materia in cui sei ritenuta esperta? Ti sei mai domandata per quale ragione hai ricevuto una promozione che percepisci di non meritare? Sei andata in ansia, prima di un’esposizione o una relazione, pensando che la tua audience avrebbe capito subito che in realtà non sai nulla più di loro sulla materia che stai trattando?

Sì? Allora congratulazioni: soffrite della sindrome dell’impostore!

Non mettetevi le mani nei capelli: non si tratta di una patologia grave da curare da uno psichiatra.

È una dinamica psicologica talmente diffusa da essere quasi normale. Si instaura in persone di successo che ricoprono ruoli di responsabilità, o che, per lavoro, devono mettere in campo un alto livello di competenza. Generalmente, queste sentono di essere in realtà incapaci, e di non meritare il successo ottenuto e la considerazione dei loro colleghi.

Ma perché soffriamo della sindrome dell’impostore?

Le cause della sindrome dell’impostore non sono del tutto chiare. Il fenomeno è stato studiato negli anni ’70 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes, ed è attualmente riconosciuta nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali. Sebbene sia spesso considerata come conseguenza individuale legata alla personalità di chi ne soffre, è spesso stata studiata come conseguenza di stimoli ed eventi particolari.

Si è notato che i sintomi della sindrome dell’impostore sono agli antipodi di quelli dell’effetto Dunning-Kruger. Si tratta di una distorsione cognitiva per cui il soggetto si autoconvince di essere un esperto in una materia di cui in realtà sa poco o nulla. La sindrome dell’impostore è, ovviamente, l’opposto, ma possiamo ispirarci all’effetto Dunning-Kruger per capire come funziona. All’ignoranza sostituiamo l’esperienza, alla spocchia l’umiltà, alla sicumera l’imbarazzo.

A parte le similitudini accademiche, però, la sindrome dell’impostore è davvero diffusa, e può assumere diverse forme e attagliarsi a diverse personalità. I tipi di “impostori” sono stati studiati dalla dottoressa Valerie Young nel suo libro “The Secret Thoughts of Successful Women: Why Capable People Suffer from the Impostor Syndrome and How to Thrive in Spite of It”.

La perfezionista: controllante, autonoma fino all’ossessione, soffre di perfezionatite cronica, il che significa che stabilisce degli obiettivi troppo alti e, quando non riesce a soddisfare le loro aspettative, si deprime, dubita di sé stessa e ha difficoltà a rimettersi nuovamente in gioco.

La Superwoman: credendosi falsa rispetto ai suoi colleghi e colleghe, al contrario di lei veri professionisti, la superwoman vuole dimostrare di essere all’altezza lavorando oltre ogni soglia di tolleranza. Questo, chiaramente, non crea problemi solo alla sua stabilità mentale ed emotiva, ma anche alla sua vita relazionale…e la porta dritta al burn-out.

Il Genio Nato: si tratta di una tipologia davvero particolare. Il Genio Nato ritiene intimamente che quello che dimostrerà agli altri la sua vera preparazione è la capacità di eccellere in uno schiocco di dita. Più tempo passerà a studiare e ad applicarsi per padroneggiare il suo lavoro, più penserà di essere una inetta.

La Solista: machiavellica. Chiedere aiuto rivelerà il fatto che è un’impostore. Di conseguenza, tutto deve essere fatto in completa autonomia, senza mai chiedere aiuto, consiglio o supervisione a nessuno: solo questo, agli occhi della Solista, proverà il suo valore.

L’Esperta: misura la sua competenza in cosa o quanto conosce o sa fare. La pecca è che sorge un ovvio problema filosofico: così come Socrate sa di non sapere, l’Esperta sa che non potrà mai conoscere abbastanza… quindi si ritiene una fasulla.

Se solo sapesse che è proprio questa la strada per sentirsi più sicura…

La sindrome dell’impostore si è riscontrata soprattutto fra le donne di successo.

E come poteva essere altrimenti? Millenni di patriarcato sono un retaggio culturale difficile da superare, soprattutto se in nessun modo quel retaggio consente a una donna di essere al pari dei suoi colleghi uomini in un ruolo di responsabilità! Una spiegazione dettagliata deve tener conto di moltissimi fattori, di cui il retaggio culturale è solo uno, la personalità è solo uno, le esperienze negative ed eventuali traumi sono solo alcuni. È un fenomeno complesso, il cui studio lasciamo agli psicologi, e di cui possiamo solo raccontare l’esperienza!

Qualche mese fa sono stata invitata a parlare a un evento enorme, l’Awesomeness Fest. A qualcuno potrà non dire molto, ma chi è nel mio settore sa che l’Awesomeness Fest è il top, il vertice: scienziati, ricercatori, la créme dell’imprenditoria illuminata americana. Per me era un sogno che diventava realtà.

Ho preparato per mesi il mio intervento, ma ogni volta che andavo a guardare la lista dei miei colleghi relatori mi sentivo mancare. Mi sentivo piccola e inadeguata. Mi domandavo perché volessero me, mi ripetevo che non sapevo nulla della materia di cui avrei parlato, che mi avrebbero scoperto, che avrebbero capito, nonappena fossi salita sul palco, che sono un’impostore!

Hai familiarità con il momento in cui tutti i dubbi, le paure e le insicurezze sembrano sopraffarti? Se è così sappi che è normale: della Sindrome dell’Impostore, secondo i ricercatori, soffre prima o poi il 70% della popolazione mondiale. Anche perché non è solo la vita professionale a subire contraccolpi: la sindrome dell’impostore in amore rischia spesso di non permetterci di godere al 100% dell’affetto della persona che ci sta vicino.

Come uscire dal loop della Sindrome dell’Impostore

Siamo arrivate alla domanda che ci stiamo ponendo dalla prima volta che abbiamo sperimentato la sindrome dell’impostore: come uscirne?

Uno psicologo consiglierebbe un ciclo di psicoterapia mirato in cui si sviscerino e si sanino quei trascorsi ancestrali che ci hanno portato a sviluppare una distorsione tanto debilitante. E in effetti, se la sindrome è davvero debilitante, ossia ci impedisce di vivere la vita in modo normale (il che contempla anche, di tanto in tanto, un po’ di ansia), la psicoterapia è quello che non possiamo fare a meno di consigliare! Mai scherzare con la mente: cerchiamo sempre l’aiuto di un professionista!

Se, però, la sindrome dell’impostore che stiamo sperimentando non è nulla di esagerato e ci carica solo di una certa dose di ansietà di cui ci vogliamo liberare, la forza di volontà e qualche buon consiglio fanno al caso nostro.

Eccone 3 da provare subito.

1. Impara ad accettare te stessa

La prima cosa da fare per cominciare a lasciarci alle spalle la sindrome dell’impostore è l’autoaccettazione! Ognuna di noi ha le sue debolezze, ognuna di noi ha le sue insicurezze, ognuna di noi ha le sue pigrizie. Vederle, spesso, non è facile, ma guardandosi dentro con onestà e distacco, imparando a conoscersi, si riconoscono.

Non si tratta di abbassare le aspettative che riponiamo su noi stesse accettando che ci sono cose che non saremo mai in grado di fare. Significa semplicemente che le cose si possono fare pur mettendo in conto le nostre debolezze, essere realiste e smettere di sentirci puntualmente inadeguate.

Non sono una fallita se non raggiungo la perfezione in ogni cosa che faccio, e non mi merito meno i successi che ho avuto in passato se non ho raggiunto la perfezione. Questo per due ragioni: la prima è che la perfezione non è quasi mai un concetto assoluto.

La seconda è che spesso le persone non vogliono affatto la perfezione: vogliono l’ispirazione!

2. Ripensa alla tua vita

Quando ti senti inadeguata, piccola e sovrastimata ripensa alla tua vita. Dov’eri un anno fa? Che cosa è successo negli ultimi dodici mesi? Quante sfide hai affrontato? Quante cose hai imparato? Che carico di energia hai messo in quello che facevi? Con che fiducia hai saputo guardare al futuro?

Novanta su cento, ricapitolando anche solo l’ultimo anno, resterai incredula e basita di fronte alla mole incredibile di lavoro ed esperienze che sarai riuscita ad accumulare. Ripensa a quanta strada hai percorso e sentiti più forte in un batter d’occhio.

3. Ricordati che sei umana

Si dice sempre che la perfezione è solo divina, no? Ed è verissimo!

Giustappunto, tu non sei divina: casomai sei divinamente imperfetta e in quanto tale sbagli, e per quanto ci provi, per quanto ti sforzi, sbaglierai ancora…e ancora. E va benissimo così: sbagliare è il modo migliore per crescere come donna e come professionista.

Ora pensa logicamente alla questione: se la perfezione non esiste, perché il fatto di non essere perfetta deve causarti tanta insicurezza e frustrazione? Non sarai mai perfetta, ed è per questo che non sarai mai un impostore: impostore lo è solo chi si definisce “perfetta”!

E tu sei Perfezionista, Genio Nato, Superwoman, Solista o Esperta?

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